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MUGLER

 La prima collezione di Casey Cadwallader per la maison

Mugler è una griffe nota per le sue creazioni forti e visionarie, e per aver vestito star del calibro di Beyoncé e Demi Moore. Un’estetica che si ispira da sempre all’empowerment femminile e all’idea di trasformazione. E con un nuovo direttore creativo, Casey Cadwallader, la maison, nata 44 anni fa, viene ridefinita per una nuova generazione di power women


Nella periferia a nordovest di Barcellona lo studio dell’architetto Ricardo Bofill svetta come la Torre di Babele, circondato da ulivi e cipressi. La Fábrica, uno spazio ricavato da un cementificio in disuso, è un posto in cui scalinate in stile Escher non conducono in nessun luogo, enormi travi in metallo arrugginito si stagliano fra pareti in cemento grezzo, mentre i tetti sono ricoperti di erba verdeggiante.

Ed è qui che in una mite domenica di aprile Vogue ha incontrato il nuovo direttore artistico diMugler, Casey Cadwallader. Per quanto non sia un nome molto conosciuto, è altamente probabile che abbiate indossato le sue creazioni. Fino a oggi lo stilista americano era, infatti, rimasto prevalentemente dietro le quinte, lavorando per TSE, Loewe e J. Mendel, prima di diventare design director per il ready-to-wear e gli accessori donna di Narciso Rodriguez, e poi sempre come design director per le pre-collezioni di Acne Studios. L’abilità di Cadwallader, come dice lui stesso, di “trasformarsi attraverso la lente di un brand” sarà una risorsa inestimabile per Mugler, che negli ultimi anni ha perso un po’ del suo slancio.

Fondata nel 1974 da Thierry Mugler, la maison francese fu la prima a lanciare una nuova silhouette a clessidra, spigolosa, sexy e aggressiva, ottenuta con imbottiture sulle curve del corpo e stringendo il punto vita – che divenne rappresentativa degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. Mugler è il creatore del tubino nero che Demi Moore indossava in Proposta Indecente, Diana Ross e la figlia Tracee Ellis hanno sfilato per lui e nel 1992 ha diretto e creato i costumi per un video che ha segnato un’epoca, quello per la hit di George MichaelToo Funky, protagoniste Linda Evangelista, Eva Herzigova e Tyra Banks. Le sue creazioni hanno trasformato le donne in regine di ghiaccio, super-eroine e persino in motociclette, tutte idee che Mugler aveva, com’è noto, rivisitato nel 2009 quando era stato consulente creativo e costumista per il tour mondiale “I Am…” di Beyoncé. (Gli outfit saranno esposti a febbraio al Montreal Museum of Fine Arts per la mostra Thierry Mugler: Creatures of Haute Couture.)

Nonostante il successo e l’enorme prestigio, Clarins – proprietario di Mugler dal 1997 – nel2003 fu costretto a chiudere i battenti della maison a causa di importanti perdite finanziarie, ma la linea di pret-à-porter venne rilanciata sette anni più tardi con Nicola Formichetti che aveva creato grande scalpore a causa della sua amicizia con Lady Gaga. Il suo successore,David Koma, aveva creato capi bellissimi indossati da star del calibro di Nicole Kidman eReese Witherspoon, ma il brand sembrava lontano dal ripetere i grandi successi del passato.

Abbiamo passato due giorni con Cadwallader mentre lo stilista era impegnato a scattare foto alla sua prima collezione, indossata da donne molto diverse fra loro. Mettendo insieme persone come Jess Cole, una laurea in letteratura, che ha firmato un appetibile contratto in esclusiva con Céline alla sua prima stagione; la musicista 070 Shake; la nuotatrice olimpica francese Anna Santamans; l’attrice Anna Brewster; e le muse iconiche di Mugler, Amy Wesson e Debra Shaw, il designer vuole “stimolare un dibattito sul significato della femminilità moderna e del suo potere”. Gli scatti, realizzati da Arnaud Lajeunie, saranno presentati in anteprima in un attico privato di Tribeca, New York, mercoledì prossimo, quando gli ospiti potranno anche vedere gli abiti in esclusiva.

“Questo progetto vuole davvero portare la varietà da Mugler. Negli ultimi tempi creava esclusivamente abiti da sera, e vestiva solo donne eleganti, modelle e attrici bellissime per il red carpet,” spiega il designer 38enne mentre sistema il collo di una biker jacket in pelle nera su Jess Cole. La cintura over con fibbia e le spalle importanti sono chiari riferimenti allo stile originale di Mugler, ma più attenuati e morbidi: il giro manica cade delicatamente sul braccio senza formare un angolo rigido come un tempo, e anche il materiale è solo leggermente lucido, e non laccato, tanto da sembrare un capo fetish.

Più tardi Cole si cambia e indossa un trench creato in collaborazione con l’artista Samara Scott. Un bizzarro mix di ingredienti sono intrappolati fra i due strati di vinile trasparente con cui il trench è stato realizzato, dal gel per capelli alla polvere di curry al dentifricio. Quando il trench viene tenuto aperto controluce, è un oggetto di una bellezza eterea che ricorda una farfalla al sole, strizzando l’occhio in modo subliminale alla collezione couture PE 1997 di Mugler.

C’è una certa analogia fra il modo in cui Cadwallader, che vive a Parigi ma è nato nel New Hampshire e ha preso una laurea in architettura alla Cornell University, ha scelto di avvicinarsi al mondo di Mugler e quello in cui Bofill ha riconvertito il cementificio, ovvero demolendo parte della sua struttura per rivelare forme nascoste. Invece di sradicare la filosofia di Mugler, Cadwallader “abbatte le pareti del brand” per estenderne il linguaggio estetico alla donna del 21° secolo. “Quando ho studiato gli archivi di Thierry Mugler, ho visto che creava sportswear, costumi da bagno, trasformava le donne in creature, per le sue sfilate si serviva di ballerini e performance artist e musicisti, c’era un vero e proprio movimento intorno a lui” dice Cadwallader con entusiasmo. “Per me l’empowermentfemminile in quel momento consisteva nell’indossare tailleur con spalle importanti per tener testa agli uomini in ufficio e anche per attirare il loro sguardo. [Mentre oggi] le donne si vestono sempre per ottenere potere, ma lo fanno per sé stesse. È questa la differenza sostanziale. Non per essere accettate dagli uomini, ma per restare fedeli a se stesse, e sentire quanto è potente quella sensazione di sicurezza, di poter scegliere il proprio futuro.”

Il giorno seguente in una residenza estiva progettata da Bofill, l’attenzione per la struttura e la forma di Cadwallader vengono alla luce. Shaw, una delle prime muse di Mugler, è straordinariamente elegante in piedi accanto alla piscina di piastrelle rosse con indosso un abito in maglia e un earcuff di Marco Panconesi per Mugler che sprigiona cristalli bianchi che sembrano scintille di fuochi d’artificio. Nel mentre, 070 Shake si cambia e indossa un completo in denim composto di ipnotizzanti cuciture a spirale assemblate con cura maniacale che sembrano non avere né inizio né fine. Ma forse uno dei capi che mostrano un riferimento più evidente al passato della griffe (in vendita da Net-a-Porter, Bergdorf Goodman e nel negozio parigino di Mugler a partire da agosto) è una giacca completamente foderata in tela che si basa su un modello maschile dagli archivi di Mugler, declinata nei colori verde-blu e nero. Il taglio della giacca è stato adattato alle forme femminili e rifinito con lacci così che “qualunque donna, qualunque taglia indossi, potrà regolarli per definire il punto vita”, spiega Cadwallader.

I suoi modelli non sono certo privi di costruzioni ingegnose o artigianali, e sebbeneCadwallader consideri il suo primo corpus un “esperimento” – ha avuto solo sette settimane di tempo per disegnare la collezione dopo aver ricevuto l’incarico a dicembre – la collezione, che comprende trenta capi, è una celebrazione coerente dell’individualità. Per il futuro il designer ha in mente di presentare le collezioni nell’ambito dei calendari della moda ma invece di investire denaro in una sfilata, Cadwallader intende continuare a organizzare eventi o presentazioni speciali.

Ma come ci si sente a indossare un capo di Cadwallader per Mugler rispetto agli originali di Thierry Mugler? Nessuno può rispondere meglio delle donne che hanno ispirato entrambi gli stilisti. “Un tailleur di Mugler ti faceva sentire forte anche se non lo eri. Era come avere un potere speciale, indossavi quell’abito e ti sentivi potente,” dice Shaw a cena quella sera. Tira fuori il cellulare e mi fa vedere una foto in cui è in passerella accanto a Amy Wesson alla sfilata couture AI 1998 di Mugler.

Lo shooting di oggi è la prima volta in cui si sono ritrovate a lavorare insieme da quella volta, dice. “Casey è riuscito a catturare quello stesso spirito,” aggiunge. “Fare questo e restare all’interno del tuo spazio creativo è geniale. Si percepisce un po’ del ‘vecchio’ Mugler ma è una evoluzione che parla di oggi. L’esempio perfetto di come lo stesso [Thierry] sarebbe stato al passo con i tempi”

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